il topo d’albergo, ovvero come fare contenti i bambini

topoUn post di controluce l’altro giorno mi ha fatto aprire il cassetto dei ricordi d’infanzia a proposito del carnevale.

Risale a quando avevo circa 7 anni, un momento economicamente faticoso per la mia famiglia che costruiva la casa per le vacanze. Grande attenzione ai risparmi, quindi, e pochissime le concessioni per cose futili, tra cui, ovviamente, una maschera per festeggiare il carnevale a scuola.

L’ingegno della mia mamma salvò la frustrazione di non essere mascherata. Body nero e calzamaglia nera che usavo a scuola di danza, corredati di mascherina nera per gli occhi  e torcia, diventarono la mia maschera.
“Da cosa sono mascherata?”, chiesi un po’ delusa, vista l’aspettativa di una maschera più in voga al momento (fatina, damina, principessa…)
“Sarai un topo d’albergo!” rispose subito lei. E tanta immediatezza  mi convinse.
Andai a scuola felicissima della mia originale maschera da Arsenio Lupin che logicamente nessuno aveva mai avuto e riscosse un grande successo.
Ieri dopo aver letto il post di celeste ho girato su google con topo d’albergo (incontrando subito il topo di fogna ma per fortuna subito dopo il topo di biblioteca) e ho scoperto che esiste un tango “Il topo d’albergo” del 1932 con tanto di spartito. Ho raffinato le ricerche per saperne di più ma la storia si è fermata lì. Peccato!

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7 commenti

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7 risposte a “il topo d’albergo, ovvero come fare contenti i bambini

  1. Bè.. non è proprio vero che la storia si è fermata li’. Forse per quanto riguarda il passato. Pero’ l’hai condivisa, qui e in controluce e questo la rende attuale e toglie, semmai ce ne fosse stata, qualsiasi traccia di naftalina. Le cose più significative vissute da bambini (che spesso o quasi sempre sono piccole e odorano di quotidiano) fanno parte di cio’ che noi siamo, nella vita adulta pertanto non odorano mai di canfora. Semmai profumano di pane e di biscotti caldi. Pertanto anche se la ricerca in rete o magari famigliare non ha dato altro… bè… ti appartiene. Grazie della condivisione.
    Ps sorrido: oggi sono in leggins e stivale nero. Maglione nero. Piumino nero insomma un look total black.
    Una sciarpa coloratissima sui colori del celeste (strano eh? 🙂 cerca di sdrammatizzare e di chiamare un po’ di colore di cielo che qui a Milano oggi manca. Infatti fuori è biancognolo-grigiastro ma la luce si sta impegnando: ogni tanto accarezza il muro del palazzo qui di fronte che è giallo Milano dando una vaga idea di sole.

  2. isabella

    “L’ingegno della mamma si è trasmesso alla figlia piccola” (cit. di Gabriela Pletosu)
    Grande commozione da parte di Mimmi per il tuo ricordo

  3. Già. Le fotografie sono impresse nella nostra mente, che fa da pressa e ferma le immagini per sempre. Adesso forse se ne fanno troppe di foto. Troppissime. Un bimbo all’età di un mese ha già un corredo di fotografie di svariati GB. A mia nipote servirebbe un server della Nasa per raggruppare tutte le immagini conservate nelle varie SD, PC, HD chiavette ecc in 12 anni di esistenza. Mi chiedo spesso se i ricordi digitali saranno conservati per sempre. Se via via gli applicativi saranno in grado sempre di aprire e/o convertire i formati. Secondo me siamo destinati a perdere tutto.. Man mano il tempo sfoltisce il patrimonio digitale perchè invecchia, invecchia in fretta. Una fotografia magari sbiadisce, si “inseppia”, scolora, ma resta sempre visibile. La mia nonna le conservava in una scatola di latta dei biscotti: ogni tanto le guardavamo insieme ed erano mescolate ad immaginette sacre: la Madonna, il bambino Gesù di Praga, San’Antonio con il giglio.. Un ricordo, un aneddoto che condivido qui: nonna chi è questo signore? E’ lo zio giovanni, lo zio del nonno… Brava persona. E questo nonna? Questo è il tuo tris nonno.. brava persona.. E questo? Bè.. questo è Gesu Cristo, nostro Signore. Brava persona anche lui!

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