Grazie Franco Baldini per “Sabbie”

Incontro causalmente nella rete uno scritto di Franco Baldini, psicoterapeuta veronese scomparso da poco meno di due anni. Amava i deserti e questo, pur non avendolo mai incontrato, me lo ha subito reso simpatico.

 Ho letto le sue righe, o meglio, le ho lette e poi rilette e rilette.
Parlano di qualcosa che ho conosciuto e che ha lasciato dentro di me una traccia sempre viva. Ogni volta che ricordo i giorni trascorsi in un deserto tutti i miei sensi si accendono e mi raccontano di nuovo, con uguale vividezza, un’esperienza indimenticabile.

Nello scritto di Franco Baldini ritrovo la demarcazione tra il prima e il dopo. Dopo i deserti il mio viaggiare è cambiato, nei lunghi attraversamenti silenziosi o all’alba tra le dune ho imparato ad ascoltare ciò che il luogo mi suggeriva.
Da allora in ogni viaggio non esiste più un luogo bello o brutto. Esiste semplicemente un luogo da attraversare, per ascoltare e vedere com’è.
E sempre da allora sono i viaggi che fanno me e non viceversa.

sabbie

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3 commenti

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3 risposte a “Grazie Franco Baldini per “Sabbie”

  1. Non sono mai stata in un deserto. Non ho mai attraversato distese desertiche in solitudine ma nemmeno in compagnia. Ho attraversato sì, luoghi desertici, anche molto carenti di vegetazione per chilometri ma non sabbia e dune. E mai da sola.
    Mi affascinano, i deserti, e nello stesso tempo mi fanno un paura. Non per via della solitudine: non credo di averne molta paura ma forse sono sempre stata – e sono – rassicurata dal fatto che quando mi trovo sola non è condizione obbligata, bensì una scelta. Oppure una situazione momentanea. Spesso è una ricerca, un bisogno viscerale. E allora la cerco, la trovo e sto bene.
    La solitudine vera, quella che “non puoi evitare”, non credo di averla mai provata
    (anche se occorrerebbe definire il concetto di “solitudine” : si puo’ essere soli tra mille persone, no? Nel dolore, per esempio, si è sempre soli…Sempre.)
    Comunque quella solitudine non credo di averla mai provata, così come non ho mai attraversato un deserto.
    Non credo nemmeno di avere paura dell’ignoto in quanto so ” di dentro” che tutto, proprio tutto, può cambiare in una manciata di secondi.
    Che la vita può stravolgere, travolgerci e catapultarci in ogni dove: so che nulla è definitivo, saldo e sicuro e meno di tutto il nostro esistere, la nostra permanenza nel mondo. Del deserto mi affascina il silenzio e la notte. Il cielo di notte, l’assenza di luci e la visione delle stelle cosi come io le posso immaginare. Mi affascinano i colori, e la luce, la purezza del cielo e l’Essenziale. E il Silenzio.
    Insieme al fascino, provo comunque inquietudine: l’assenza di alberi, le radici e l’acqua specialmente.
    L’impermanenza. Il cambiamento costante, le variazioni del paesaggio, il vento. Si, provo un po’ di inquietudine nonostante la consapevolezza dell’effimero e la conoscenza dei deserti interiori, quelli con i quali ci si trova a fare i conti e che ci tocca di attraversare.
    E’ un argomento affascinante Roberta. Sarebbe bello leggerti in merito. Sarebbe bello scriverne.
    Un abbraccio caldo e color ambra

  2. E’ vero c’è molta differenza tra sentirsi soli e scegliere di stare da soli, ma scegliere di trascorrere del tempo da soli è sicuramente un buon allenamento per i momenti in cui siamo da soli. Sono molti e quasi sempre difficili.
    Non ero da sola nelle mie esperienze con i deserti, ma con mio marito e una guida locale. E’ comunque un’esperienza quella di stare da soli per molto tempo e di condividere lunghissimi silenzi. Ma soprattutto è affidarsi ad un altro, per niente conosciuto, alla sua capacità di orientarsi in luoghi dove tutto è uguale ai nostri occhi cittadini pieni di indicazioni, riferimenti, segnali. Ma lui sa, e in un deserto devi fidarti del suo sapere.
    Quando ho letto le righe di Baldini ho sentito subito il desiderio di tornare, cosa non facile in questo momento. Torno attraverso i miei diari, le mie foto. Forse un giorno scriverò.
    Abbraccio ambrato ricambiato

  3. Si, ci sono situazioni nelle quali ci si deve solo fidare.
    Avere qualcuno nella vita che ci fa procedere sull’orlo di un precipizio, magari bendati, tenendoci per mano, allora è una grande cosa. Una ragione per la quale vivere. Per esempio.. Questo non c’entra con il post ma pero’ togliendo la benda, immagino si potranno vedano le stesse protagoniste stelle che vede chi avanza nel deserto, nella notte tra le dune, con una fettina di luna.

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