Ma davvero chiude Arion Prati?

arion pratiEccoti qua, cara Arion Prati, anche oggi sei aperta.Ti ho appena vista attraverso il sorriso di una ragazza che lavora da te.  Oggi posso stare tranquilla, ma domani ci sarai? E domani l’altro? Non passa giorno che non controlli il tuo stato, perché probabilmente ti chiuderanno.
Probabilmente…ma quanto è alta questa probabilità? “Se non è oggi sarà domani…” si mormora nel quartiere.

La tua apertura fu un vero evento.  Sostituivi una argenteria che vendeva pavoni di dimensioni naturali con code tempestate di pietre dure….tornare dalle vacanze e trovare al loro posto una sfilata di  Adelphi, con le copertine dai colori tenui, fu una gioia infinita.
Siamo diventate subito amiche intime, non ci è voluto molto. Grazie ad Alessandro, Michela, Carla e altri volti familiari di cui non ricordo il nome. Non anonimi venditori, come in tante grandi librerie, ma dei veri e propri librai che alla richiesta  “mi dite un libro?” hanno sempre risposto con competenza, professionalità e affettuosa simpatia. Sanno cosa mi piace e mi avvisano dell’ultima uscita di uno dei miei autori preferiti.
Sono stati loro ad avermi fatto incontrare Amin Maalouf, Alameddine Rabih e un sacco di altri. Poi tornavo e se ne parlava.
Cara Arion Prati, se davvero chiuderai sarà una brutta storia. Non solo per me, ma anche per questo quartiere ormai inondato esclusivamente da cibo per il corpo.  Continuo ad augurarmi che non accada, che sarai sempre lì a fornirmi di cibo per mente e cuore. E sempre con Alessandro, Michela, Carla e tutti gli altri.
Arion prati
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3 commenti

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3 risposte a “Ma davvero chiude Arion Prati?

  1. Ecco. Ecco. Ormai il mestiere di libraio è scomparso. Lo dico sempre, anche in controluce. Entri nelle grosse librerie, i mega mega store di adesso e puoi solo chiedere un libro – se non lo trovi sugli scaffali – : qualcuno consulta il PC e ti dice quando e se arriverà e se vuoi prenotarlo. Fine. Ma nessuno con cui condividere, parlare, chiacchierare, chiedere consigli. Sono rimasti in pochissimi. Chiudono tutti perché .. Perché.. perché.. e-book, internet, grandi magazzini ecc.
    Ormai anche alle poste, all’autogrill, al bar si vendono libri. Libri come fossero pacchetti di caramelle, patatine, merendine confezionate. Non c’è più il “mestiere” e non c’è più amore, e non c’è più bisogno di competenze. Ti si rompe la lavatrice, chiami un tecnico. Ci mette la mani e la ripara? Nemmeno per idea. Lui “cambia la scheda”. Roba che se vendessero “le schede” potrei riparare la lavatrice anche da sola.
    I libri hanno bisogno di essere capiti, conosciuti, consigliati, raccontati, amati, accarezzati per poter essere affidati. Più che venduti, affidati.
    Ma tant’è. Business…. Ecco. Tutto si riconduce ad una sola parola: business. E il business ha ammazzato tutte le piccole librerie (o le grandi come nel caso che citi te, ma con quello spirito…). Oltre al resto. Amen. Anzi: Requiem.

  2. vi racconterò in altre puntate dello stato di salute della mia libreria.
    per ora è sempre lì e ogni giorno le sono grata di offrirmi le sue vetrine, i suoi libri e il lavoro dei suoi ragazzi sempre gentili, sorridenti e competenti.

  3. Si, facci sapere.
    Incrociamo le dita affinché nelle “librerie” non si vendano schede per lavatrici, e i tecnici non vendano libri.
    Tutto può essere, in questo modo che si sta capovolgendo.

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