si avvicina quella domenica mattina….a roma c’era un temporale…..

Quando eravamo bambine non passava giorno che mio padre non inventasse un nuovo soprannome per noi.

Ci ha chiamate bumbicchio, chiucchicchio (che faccio anche fatica a scriverlo), pippo, pippi (perché eravamo due), baudini (l’ovvio cognome dei pippi era baudi da cui baudini), filippi (credo sempre un derivato di pippi), pilipi e pilipozzi (fantasiose trasposizioni di filippi) poi ad un certo punto, anche perché noi eravamo cresciute abbastanza, si è raggiunta una certa stabilità su pippo, cioè pippi.

Intorno ai pippi ci sono molti aneddoti.

Quando siamo cresciute il soprannome includeva di default tutti i nostri amici che frequentavano assiduamente la casa. Tornava per pranzo (anche ai tempi della nostra università…) e se ne trovava qualcuno a tavola era solito salutare con  “hiiiii quanti pippi oggi!!”.

Ma il ricordo allora più scottante, che con il tempo si è colorato di tenerezza, si colloca ad un rientro dai soggiorni montani che l’INA (dove lui lavorava) organizzava per i figli dei dipendenti. Erano delle vacanze meravigliose, le prime esperienze senza genitori con un sacco di coetanei, vacanze che ci facevano sentire grandi, condite dai primi amori…. e il ritorno era sempre un dispiacere…per noi….per lui invece  sempre una contentezza.

E un anno, quando eravamo già ragazze, alle nostre lacrime giovanili da rientro dovemmo aggiungere un notevole imbarazzo.

Al binario sbracciandosi tra la folla di genitori trepidanti ci venne incontro dicendo (allora l’imbarazzo mi avrebbe fatto scrivere: strillando) “ecco i pippi…..sono tornati i pippi”.

Per noi quello fu un momento difficile.

Poi abbiamo continuato ad essere pippi per il resto della sua vita.

A Isabella, Ada e Celeste…..ognuna, per qualche ragione anche lontana, sa perché.

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8 commenti

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8 risposte a “si avvicina quella domenica mattina….a roma c’era un temporale…..

  1. ada

    mi sono venute le lacrime al ricordo di tuo padre. Una persona che mi affascinava per la sua semplicità, intesa nel più nobile dei significati. A me che avevo più o meno venti anni quando lo incontravo a pranzo a casa vostra mi inteneriva enormemente perché era quello che appariva. Non ho mai pensato che fosse diverso da come io lo vedevo e lui si palesava. Con la sua generosità, affetto per tutti i “pippi” anche non quelli della sua famiglia. non l’ho mai sentito imprecare contro qualcuno o qualcosa, parlare male di un conoscente o di un parente, come se lui la sapesse lunga più di tutti gli altri. A tua madre che a volte si lamentava di qualcuno o qualcosa la guardava come per dire: ma perché ti scaldi tanto, non ne vale la pena; le cose si aggiustano, non preoccuparti. E comunque come fosse ora ricordo di quando mi diceva : ma la sai quella di Cesare? “Cesare il popolo chiede sesterzi; no vado dritto” Non so quante volte me l’ha raccontata ma il fatto curioso è che ogni volta mi faceva ridere, evidentemente non tanto per la barzelletta ma perché non solo me la raccontava ma poi me la spiegava anche, qualora io non avessi capito il gioco di parole. Io mi trovavo così bene a casa vostra perché c’era questo clima di famiglia sana, avevo una certa invidia per questo perché nella mia famiglia , a parte i fratelli, i genitori non sapevano fare il loro ruolo: mia madre era tremenda anche allora (al confronto ora è un agnellino) e mio padre, che umanamente era sicuramente una grande persona, lo dimostrava di più al di fuori della famiglia che dentro, quindi i tuoi genitori te li invidiavo per il rapporto caldo, accogliente e sereno che sapevano infondere alla famiglia. In questo poi tuo padre era sicuramentel’artefice.
    un abbraccio, Ada

  2. isabella

    non lacrime per me, ma una dolorosa malinconia per quello che è stato mio padre, per l’eredità morale, creativa, affettiva, per il suo senso del dovere e del sacrificio (non bisogna mai farsi beccare in castagna !), per la sua ironia e simpatia, per il suo amore per noi, per il suo orgoglio nei nostri confronti e orgoglioso anche dei nostri amici, per la sua riservatezza, per la sua semplicità, per la sua curiosità intellettuale e manuale, per le sue mani bellissime che non portavano i segni dei suoi lavori faticosi, per la sua sofferenza finale vissuta con discrezione. Grazie Roberta, grazie Ada.

  3. Bello, delicato, tenero e denso di amore e di istanti felici questo ricordare.
    Anche di malinconia dolce o di dolcezza malinconica. Odora di cose preziose.
    Tesori da scatola piccola. Come mi capita di dire, le cose più preziose sono quelle che stanno nella scatola piccola.
    Piccolissima .. .cosi piccola.. eppure sai sempre dov’è e come ritrovarla e ogni volta che ne hai bisogno l’odore.. basta sollevare un pochino il coperchio.
    E annusare.

  4. chissà se Pippa sapesse di tutto questo
    chissà come se la tirerebbe. È diventata una piccola star e fa anche raccontare i ricordi a Roberta.
    Bellissima cosa. Devo avvisare il Riccardo.

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