ambleto & bacarozzo

ambleto e bacarozzo erano due operai che lavoravano per conto dell’INA alla manutenzione dei palazzi e spessissimo circolavano sulle famose terrazze del 46 e del 53 , erano diventati persone di famiglia. li ricordo sempre insieme, una coppia solidissima.

ambleto ovviamente si chiamava amleto ma il dialetto romanesco aveva reso la pronuncia più agevole infilando una b.

il vero nome di bacarozzo non lo ho mai saputo. certo un brutto soprannome, ma lui non sembrava prendersela neanche quando il dialetto si faceva pesante e lo chiamavano a gran voce da una terrazza all’altra “a bacarò..”

di  ambleto e bacarozzo ricordo i cappelli a trapezio fatti con i fogli di giornale e i ciglioni pieni di polvere bianca.

della compagnia faceva parte anche il mitico geometra chiappa. ogni volta che telefonava per parlare con carlo, noi bimbette ridevamo fino alle lacrime, e forse lo faremmo anche oggi.

se faccio un po’ di conti credo che al tempo dei miei ricordi ambleto e bacarozzo avessero al massimo quaranta anni, eppure a me sembravano molto più grandi di carlo.

resta da capire perché oggi ho aperto il dossier ambleto & bacarozzo.

terrazze

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5 commenti

Archiviato in storie di terrazze

5 risposte a “ambleto & bacarozzo

  1. bè le ragioni non sono importanti. La mente compie associazioni tracciando traiettorie misteriose. Capita così, che di punto in bianco ti viene in mente qualcosa del passato. Forse gli occhi o il naso oppure una sensazione colgono qualcosa che ha a che fare con qualcos’altro senza che noi ne siamo consapevoli. E riaffiorano ricordi, si aprono dossier che erano sepolti dalla polvere nelle soffitte della memoria. Oppure qualche foleltto, che ci zampetta attorno e ci propone antiche storie. Magari tra qualche giorno incontrerai per caso per la strada Ambleto o Bacarozzo. Io non mi stupirei. Da tempo sono abituata alle cosiddette stranezze. Folletti. Si, folletti. E penso sempre che qualcuno se la ride alle nostre spalle. Facci sapere se incontri uno dei due… 🙂

  2. folletto può essere stata l’influenza che mi ha costretto a casa (anzi mi ha permesso di stare a casa, dovrei quasi ringraziarla.. l’influenza) e ho avuto il tempo di stare un po’ lì a guardar fuori

  3. isabella

    Le influenze sono abbastanza provvidenziali. Il fisico fa una sosta e si occupa di se stesso e la mente si quieta e lascia il posto a pensieri più lontani.
    Me li ricordo bene : Ambleto Corradini e Bacarozzo, una coppia indimenticabile!
    Ambleto era piccolo, minuto, secco. Mamma racconta che nel buttare giù il muro per aprire la porta dell’ingresso dal pianerottolo, Ambleto si è sentito male, è svenuto, papà lo ha soccorso, preso in braccio e portato giù in portineria. All’epoca il lavoro del muratore era solo di braccia e forza fisica; Ambleto, con un nome così importante, forse avrebbe dovuto fare un altro genere di lavoro!
    “Bacarozzo” veniva chiamato così forse perchè lavorava con il catrame, lo preparava in una pentola enorme e nera, posta su un braciere per sciogliere questa materia che esalava un odore forte e metallico. Mamma racconta che “Bacarozzo” metteva le tagliole sul terrazzo per catturare i piccioni per mangiarli …. :((((. Era un omone lungo e alto che mangiava mezze pagnotte di pane farcite con le frittate e quando mamma gli faceva il caffè era una grande festa.
    Quante braccia amichevoli e familiari hanno costruito la casetta in cima a Via del Tritone circondata da un panorama mozzafiato a 360°; chi la compra oggi a cifre da capogiro non saprà mail la sua vera storia e non saprà mai che quelle cifre da capogiro, per la Mimmi e per noi sorelle, sono giustificate solo dal valore di quelle braccia amichevoli e familiari che l’hanno resa unica e indimenticabile.

    • il catrame dal forte odore metallico…..è vero……ma che ci facevano con il catrame? forse allora non esistevano i rotoli di carta catramata già pronta per isolare….certo che quella terrazza ci ha regalato un sacco di ricordi fatti di odori, ti ricordi quello di caffè torrefatto?
      certo la storia dei piccioni è un po’ inquietante, sia per i piccioni sia per bacarozzo che andava a caccia

  4. Bei racconti. Ho sempre pensato che le case assorbano qualcosa delle persone. Come dice Isabella, chi la possiede, qualla casa, non saprà mai la storia, ma i muri, le travi, la conservano gelosamente. Tra le fughe del pavimento vi sono le impronte indelebili dei piccoli che hanno camminato a piedi scalzi. Sono incancellabili e il bello è che nessuno avrà mai quei segreti se non l’anima della casa che ha udito grida, risate, pianti e confessioni.

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