dal mio calendario 2010

Perché non spendere qualche parola per un calendario da parete con i foglietti che si strappano via via? Si tratta infatti di un libro, e grosso per di più, dal momento che non può contare meno di trecentosessantacinque pagine. Fa bella mostra di sé nelle edicole, per una tiratura di tremilioni e trecentomila esemplari. È il best seller dei best seller. Richiede agli editori un’inesorabile puntualità, perché nei piani editoriali non c’è modo di spostarlo di un anno o di un anno e mezzo. Dai redattori esige la massima perfezione professionale, dal momento che il minimo errore potrebbe provocare turbe mentali. Immaginatevi due mercoledì nella stessa settimana o l’onomastico di Enrico nel giorno di San Giovanni! Il calendario non è come le opere scientifiche a cui tradizionalmente si allega l’errata corrige. E non è nemmeno un volumetto di poesie, dove gli svarioni redazionali vengono presi per capricci dell’ispirazione. Ne consegue pertanto che abbiamo a che fare con un peculiare fenomeno editoriale. E non è tutto.

Il destino del calendario è la sua progressiva eliminazione man mano che se ne strappano i foglietti. Ci sopravviveranno milioni di libri, una parte considerevole dei quali scritta male, datata e senza senso. Il calendario è l’unico libro che non si prefigga di sopravvivere a tutti noi, che non aspiri a una sinecura sugli scaffali di una biblioteca, è programmaticamente effimero. Nella sua umiltà non si sogna nemmeno di essere letto per intero, pagina dopo pagina, e solo per ogni evenienza è corredato da una dovizia di testi. C’è di tutto un po’: gli anniversari storici che ricorrono quel giorno, stornelli, massime auree, barzellette (ovviamente da calendario!), dati statistici, indovinelli, ammonimenti contro il fumo e consigli per combattere gli insetti domestici. Il miscuglio dei soggetti è terribile, le dissonanze sono atroci, la solennità della storia è contigua alla banalità del quotidiano, sentenze filosofiche che fanno a gara con previsioni del tempo in bella rima, e le biografie degli eroi stanno pazientemente gomito a gomito con i consigli di zia Clementina. Chi vuole si scandalizzi pure, ma qui a Cracovia l’ambiguità del calendario muove a commozione. Arrivo al punto di scorgervi una segreta somiglianza con le grandi narrazioni di un tempo, come se il calendario fosse un parente dell’epos, una sorta di figlio illegittimo…E quando a una certa data (speriamo fausta!) mi sono imbattuta nel frammento di una mia poesiola, ho accettato il fatto con malinconica rassegnazione. Sul retro ho trovato la ricetta per la torta di formaggio alla viennese: mezzo chilo di ricotta, un cucchiaio di fecola di patate, un misurino di zucchero, sei noci di burro, quattro uova, vaniglia, uva passa. E chiudendo con l’uva passa, auguro ai miei Illustri Lettori un felice  Anno Nuovo.

Kalendarz scienny na rok 1973 (Calendario da parete per l’anno 1973)

Wislawa Szymborska, 1972

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