Storie di terrazze

Ho vissuto da 0 a 25 anni in una casa con una terrazza che dava su due grandissime terrazze condominiali, quella del civico 53, dove abitavo, e quella del 46, il palazzo accanto. Le due terrazze comunicavano grazie ad una porta situata nella nostra parte privata, avevamo quindi il privilegio di poter accedere a nostro piacimento ad ognuna di esse.

Nella terrazza del 46 c’era un locale “fontane” in uso comune al 53. In epoca pre lavatrice  molti palazzi a roma erano dotati di uno stanzone con grandi vasche per lavare i panni.
L’accesso al 46 era anche una scorciatoia che ci permetteva di andare dai vicini senza uscire dal portone sulla strada. Su queste terrazze,  mia sorella ed io abbiamo giocato, imparato ad andare in bicicletta, fatto feste…. A parte i pochi che venivano a stendere i panni, eravamo sempre da sole.
E il terrazzo accanto si chiamava semplicemente “il 46”. Una foto al 46 che ritrae mia sorella e me in un abbraccio di bambine  è diventata famosa come “l’abbraccio del 46”. Ancora oggi nei momenti di difficoltà spesso ci salutiamo con “ti abbraccio come nella foto del 46”.
La terrazza condominiale del nostro palazzo, il 53, aveva un ulteriore privilegio. L’accesso, tramite una vecchia scala a chiocciola di ghisa, ad una terrazza superiore, più piccola. Il lastrico di copertura della casa dove abitavamo. Nella parte centrale la terrazza era attraversata da un tubo dell’acqua.
La scala, la terrazza di sopra e il tubo dell’acqua erano il set di uno dei nostri giochi preferiti: “la spiaggia”. Quando nelle torride estati romane nostra madre dopo pranzo andava a riposare, e non voleva sentir volare una mosca, noi andavamo alla spiaggia.
Preparavamo con cura la nostra sacca con asciugamani e pranzo al sacco, solitamente due pomodori san marzano e del sale. La chiocciola di ghisa era la cabina dello stabilimento dove ci “cambiavamo” per poi salire su, alla spiaggia. Oltrepassato il tubo dell’acqua si entrava in mare dove finalmente nuotavamo a stile libero “camminato”.
Poi un giorno al 46 è venuto ad abitare qualcuno del ministero degli interni e per problemi di sicurezza la porta di comunicazione tra 46 e 53 è stata murata, ma per fortuna noi eravamo già grandi.
Oggi la terrazza del 53 è ancora come allora, raramente qualcuno stende i panni e se ci fossero dei bambini sarebbero padroni assoluti. Però è stato eliminato il tubo dell’acqua, dunque dovrebbero scegliere se solo spiaggia o solo mare, ma la cabina a chiocciola è ancora lì.
La terrazza del 46 invece è diventata privata, le fontane per lavare i panni sono state inglobate in una casa che ha l’uso esclusivo del lastrico solare.
Dalla nostra “spiaggia” possiamo ancora guardare giù ma nulla è riconducibile al passato e possiamo solo ricordare.
Il 46, per noi,  non esiste più.

il 53

dal 53 al 46

la cabina

la spiaggia

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